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La candida rosa

Pittrice, poetessa e soprano lirico: un trinomio poggiante su un'unica portante: la sublimazione di un'arte, veramente espletata, un trittico, dal cuore. Una donna - artista straordinaria, certamente capace di affermazioni lusinghiere. Scrive V. Pili, critico: "Lei si manifesta da sé, con impeto congeniale, con perfezione limpida, emergendo specialmente nelle opere pittoriche, con valore cristallini della purezza.

Par che ella s'innalzi e innalzi il proprio lavoro con fervore della speranza, col calore dell'amore, con la luce dei propri occhi".

Così i suoi fiori non basta qualificarli "belli" ma veramente "belli" (come stupendi).

Come scrive D.Florio Giannini: "Fiori reali, immaginari e sognati, fiori naturali, fiori acquatici, di bosco, di campo, di monte, di prato, di siepe, di giardino. In boccio, rugiadosi, quasi ne senti l'effluvio odoroso e ti verrebbe l'istinto di allungare la mano per coglierli.

Ma un'altra costante si nota: il cielo. Il cielo è sempre d'un azzurro profondo e al tempo stesso chiaro, striato di nuvole vaganti, dalle quali sempre sprigiona una fonte di luce misteriosa: sicuramente l'idea di Dio che dà calore e colore ad ogni creatura sulla faccia della terra. Nella tematica trova certamente posto anche la figurazione: quella mistica del "suo Gesù", che ha una particolare storia ed è assai diffuso attraverso una raffinata stampa; trova spazio la tematica sociale, profonda e sentita, ed infine la dimensione architettonica con le immagini di città dove i palazzi ti sembrano assembramenti di angeli o allegoriche infiorescenze".

Scrive Gianna Pagani Paolino: "Chi osserva per la prima volta l'arte di questa pittrice, rimane ammaliato dalla calda tonalità dei colori, dalla sovranità del sentimento naturalistico, che infonde al "logos" figurativo una casta serenità; una chiara trasparenza di limpida dimensione onirica. E' come se la pupilla uscita da chiusi orizzonti, si scontrasse improvvisamente con il mondo dei colori, divenuta ala di liberi spazi, immemori nel tempo; tale è la potenza di suggestione espressiva che ogni opera della Cerboni esercita sui nostri sensi. Fiori e squarci paesaggistici sono resi con cura descrittiva e festosa terrestre intuizione. Ciò che colpisce subito è il trionfo del colore, partecipe di quella felicità che è seme, radice e frutto dell'essenza del creato".

Come una favola bella, i quadri di Cecilia Cerboni hanno estasiato in tante mostre d'arte. Dice P.R. D'Aragona: "Essa ci conduce sui campi di fiori a sentire il lontano profumo mescolato al dolce e silente frescore della natura, ove esiste il superbo e coloristico velo, senza segno di alterazione. le sue opere ricche di sostanza plastica e di incroci tra piacevoli luci che vanno scolpendosi nell'animo, cancellando il nero manto incrostato della vita di tutti i giorni".

E Sergio Bartolini: " La tua vita artistica è costellata di opere che rendono gioioso lo sguardo, l'animo che segue "l'escalation" di tanta fantasia cromatica, benevolmente suscitata in immagini gentili, cui nessun dubbio può tentare l'esito surreale in accostamento trascendentale e, a me, critico e uomo di strada, allo stesso tempo, tanto lavoro suscita continuo entusiasmo ed il piacere di averti conosciuto e seguito in tante vicende artistiche che, da molti anni, ti vedono partecipante attiva ed artista meritevole".

Che possiamo aggiungere a questo coro di plausi alla nostra dinamica, buona ed ottima artista toscana poliedrica? Soltanto una parola: "Brava!" e "continui" perché l'Arte è una deità ammaliatrice, sposa eccelsa di Dio, nostra Mente Divina, Amore continuo.

Nino Scalisi